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23 febbraio 2012
Partiti: si travestono per raccattare voti
Il solito trasformismo di facciata dei partiti: che si camuffano per mantenere il potere, naturalmente dietro la facciata si celano sempre i soliti noti che hanno portato il paese allo sfascio ...
Hurricane 53

Volete sapere perché si parli tanto di liste civiche? Date un'occhiata a un sondaggio Tecnè, o meglio alla specifica tabella del «consenso», che conteggia il non voto in percentuale con i partiti. Ebbene, accanto al 44, 6% di cittadini che dichiarano di non voler votare (o di non sapere per chi), il seguito del Pdl si comprime al 12, 7% e la base del Pd si riduce al 15% (l'intero Terzo polo si piazza al 7, 6%). È il trionfo dell'antipolitica.
Il non voto giunge non troppo distan-te dalla maggioranza assoluta del corpo elettorale.
Quando la stima dichiarata verso i partiti è ormai scesa al 5%, un infimo livello cui probabilmente mai precipitò nemmeno Jack lo squartatore, è logico che gli stessi partiti pensino a come camuffarsi. Bisogna intercettare almeno una parte di chi professa disgusto, recuperare una fetta di abbandoni, indirizzare verso sponde amiche segmenti di ex elettori.
Attenzione: in questi giorni si è dato ampio spazio alla tendenza, emersa nel Pdl, di fare spazio a liste civiche nelle imminenti elezioni comunali. Non è stato adeguatamente rilevato come Gianfranco Fini, da parte sua, abbia invitato i seguaci a considerare la possibilità di creare un nuovo soggetto politico, per il quale ha, fra le altre sigle, indicato quella di «Lista civica nazionale». È poi rimasta sostanzialmente affidata a l'Unità e a pochi altri organi di stampa del centro-sinistra la proposta di una «lista civica nazionale», che ha come forte sostenitore il sindaco di Bari, Michele Emiliano.
Proprio la sinistra ha parecchio da insegnare, quanto a travestimenti sotto nuovi simboli.
Per decenni il Pci nei comuni minori (prima sotto i 30mila abitanti, poi sotto i 10mila, infine sotto i 5mila, man mano la legge riduceva il numero dei comuni in cui si votava con un sistema detto maggioritario) si presentò col sim-bolo dell'aratro, così da allearsi sia con il Psi sia con altre minori formazioni o con indipendenti. Al Comune di Bologna addirittura non scendeva in lizza con la falce e martello, bensì con il simbolo civico delle Due Torri; e Due Torri rimase per oltre mezzo secolo la denominazione del gruppo consiliare, formato da comunisti e da personaggi che non volevano farsi etichettare come tali («compagni di strada», secondo la nobilitante definizione togliattiana, o «utili idioti», secondo la sferzante nomea dei maligni avversari). Nel 1956, in occasione delle elezioni comunali e provinciali, fu un fiorire di torri, castelli, ponti, monumenti, simboli tutti di città e plaghe chiamate al voto: era il Pci, sovente d'intesa col Psi e con altri.
Oggi il travestimento nelle liste civiche appare addirittura una necessità nazionale, che passa attraverso i partiti. Occorre evitare il richiamo esplicito a partiti che perdono simpatie al punto da quasi azzerare la stima complessiva. Occorre recuperare candidati che non vogliono impantanarsi con etichette partitiche. Occorre perfino mimetizzare le batoste, nel caso del Pdl, posto che è assodato che il partito del Cav potrebbe addirittura perdere quasi un elettore su due, fra quelli che gli diedero fiducia alle ultime politiche.
Marco Bertoncini Italia Oggi
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